20 Aprile 2017 Questa sera sold out al Colosseo di Torino

“ti amo Le donne erano due”

 

«Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo», la ripetizione ossessiva, milioni di copie vendute in tutto il mondo, miliardi di cantate con la chitarra in gita, un motivo che entra in testa e che conoscono tutti. Una canzone d’amore. Sì, però. Però, le donne sono due. C’è un’amante. E c’è una donna che aspetta a casa. In breve: l’amante è la donna che lo fa tremare quella a cui dice «Ti odio e ti amo», quella che a letto si prende «l’altra metà». E poi c’è il «Ti amo» detto alla titolare del talamo, quella da cui si ritorna, a cui chiede perdono, che dà «il sonno di un bambino». La donna che dovrebbe stirare cantando, insomma.

 

A setacciare il web si scopre che il testo è stato rivoltato come un calzino dai fans (esegeti) di Umberto Tozzi, che stasera , giovedì 20 aprile, è sold out al Colosseo di Torino con il tour che celebra i 40 anni di quel successo mondiale. E che conferma: «Bigazzi e io cercavamo innanzitutto parole che suonassero bene, ma la situazione era proprio quella: lui torna a casa dalla moglie dopo essere stato con l’amante. È un’immagine ricorrente, non solo nella musica leggera; noi ci abbiamo messo quella stoccata al marito infedele, definendolo un guerriero di carta igienica».

 

Tutto esaurito a Torino, dopo il sold out a Milano: «Torino è casa mia, ci sono nato e cresciuto. iniziai a suonare la chitarra sulle panchine di Borgo San Paolo perché vivevo in via Frejus, la prima sala prove fu nella parrocchia di corso Peschiera. A Milano andavo da ragazzo alla Galleria del Corso, lì c’erano tutte le case di edizioni musicali e si incontravano produttori, direttori artistici, promoter. Trovavo Ivan Graziani, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, lo scambio di idee e di contatti era continuo, mi sentivo parte di una grande famiglia». Ora tutto, o quasi, avviene in rete: «Si guarda uno schermo, anziché una persona, i ragazzi mi sembrano un po’ isolati. Li seguo da osservatore, alcune cose mi piacciono ma in generale credo che quanto avvenuto tra gli ’60, ’70 e ’80 non solo in Italia sia una sorta di Rinascimento irripetibile». «Ti amo» nasceva in un ’77 passato alla storia per movimenti, eroina, terrorismo. Chi era il 25enne Tozzi? «Un ragazzo spaventato, come tanti. Per fortuna quando assaggiai la droga mi fece così male che la respinsi, ma vedevo morire i miei amici, la tensione era alle stelle, la strada pericolosa. Stare fuori dai guai era un mix di formazione e fortuna».

 

La platea è pronta a cantare. Ti amo, ma anche «Gloria», «Si può dare di più», «Gli altri siamo noi» e così via: «Dal vivo valorizzo la mia indole più rock, con musicisti giovani e una bravissima violinista. Sul palco mi diverto di più che in sala d’incisione. E dico ai torinesi: cantante con me, mi piace da matti sentirvi fare i cori».

da La stampa di Torino Paolo Ferrari tutti i diritti riservati

 

Annunci